Di e con Francesco Tomei
Storie, leggende, memorie orali e personaggi del territorio tornano a vivere sulla scena con “Voci di Terra. Leggende e Tradizioni di Capannori in scena”, che avrà la sua prima rappresentazione giovedì 24 settembre al cinema teatro Artè, alle ore 21.00, in occasione delle celebrazioni per l’anniversario dell’istituzione del Comune di Capannori.
Lo spettacolo nasce da un progetto condiviso con il Comune e in particolare con l’Assessorato alla Cultura ed è stato ideato e realizzato dall’Associazione 50&Più Lucca in collaborazione con il Sistema Museale Territoriale della Provincia di Luccal
“Voci di Terra” non vuole essere una ricostruzione storica tradizionale, ma un vero e proprio atlante emotivo di Capannori: uno spettacolo teatrale in tre atti unici che attraversa racconti, leggende, memorie e testimonianze per restituire l'identità di una comunità attraverso le sue voci, i suoi luoghi e il rapporto profondo tra persone e il vasto territorio capannorese. La regia è di Francesco Tomei, che ha guidato il percorso laboratoriale realizzato con il gruppo di adulti di 50&Più Lucca Cultura e Formazione, protagonisti della rappresentazione. Un lavoro costruito nell’arco di un anno attraverso il teatro, il racconto e la ricerca, trasformando le memorie raccolte in una drammaturgia corale. Fondamentale è stato infatti il coinvolgimento delle realtà che custodiscono e studiano la memoria locale. Alla ricerca delle fonti sulla storia e sulle tradizioni di Capannori hanno contribuito l’Associazione Il Ponte, l’Associazione La Ruota e il GAC – Gruppo Archeologico Capannorese, mettendo a disposizione conoscenze, testimonianze e materiali che hanno alimentato il processo creativo con una serie di conferenze realizzate presso il Comune per costruire lo spettacolo. La musica dal vivo del fisarmonicista Fabio Bartolomei accompagnerà la rappresentazione, contribuendo a evocare le atmosfere, le memorie e le sonorità della tradizione popolare.
Un ringraziamento particolare va al Liceo Artistico “A. Passaglia” di Lucca, ai docenti Domenico Troiani, Raffaella Cappelli e Matteo Marabotti e agli studenti della 5 G indirizzo Scenografia e 5 F indirizzo Audiovisivo-Multimediale che hanno partecipato al progetto, dando forma all’immaginario visivo dello spettacolo attraverso la progettazione e la realizzazione di scenografie e costumi. Il loro percorso creativo sarà raccontato anche attraverso una mostra allestita nel foyer dello Spazio Artè, dove il pubblico potrà scoprire il backstage del progetto, i bozzetti preparatori e alcuni materiali che documentano il processo di ideazione e realizzazione dell’apparato scenografico e dei costumi. Un modo per rendere visibile non soltanto il risultato finale sul palcoscenico, ma anche il lavoro, la ricerca e la creatività che ne hanno accompagnato la costruzione.
Sul palco prendono forma tre differenti universi narrativi: “Le corti che parlano”, dove la vita quotidiana, gli aneddoti e le memorie delle corti contadine, raccolti anche attraverso le testimonianze del già sindaco Olivo Ghilarducci e del presidente dell’Associazione Il Ponte Luciano Fanucchi, diventano racconto corale; “La Quercia delle Streghe”, che intreccia la figura di Lucida Mansi, figura leggendaria della Lucchesia e ideale antesignana dell’immaginario legato alle streghe, con la celebre Quercia di San Martino in Colle e con le voci di donne emarginate, giudicate e tramandate dalla memoria popolare capannorese; e “Il Mulino che cammina”, che ripercorre il viaggio dell’esploratore capannorese Carlo Piaggia e ci conduce verso una Capannori dell’acqua e della terra, dalle gore ai mulini, dalle sorgenti alle colline, fino al Monte Faeta, luogo simbolico di radici, memoria e appartenenza. Acqua e terra diventano così i fili di un racconto fatto di partenze e ritorni, di trasformazioni del paesaggio e di quel legame profondo con i luoghi che continua a resistere al passare del tempo.
Ne emerge una Capannori raccontata non soltanto attraverso i grandi avvenimenti, ma attraverso le corti, le donne, i racconti tramandati, le leggende, l’acqua, gli alberi, il lavoro, le partenze e i ritorni. Un territorio che nello spettacolo non rimane semplice sfondo, ma diventa esso stesso protagonista. Ricordare le voci della propria terra significa non lasciare indietro nessuno, restituendo spazio e luce anche alle storie del patrimonio dell’oralità come queste, spesso rimaste ai margini della narrazione ufficiale e lontane dai riflettori.